Sarah E, Bagliani, LA MENTE FUNAMBOLA presso circolo arci Boffalora
Nel primo incontro di questa prima serie di aperitivi con filosofia la filosofa Elisabetta Zamarchi ci ha presentato il suo testo DIS-FAR le parole tracciando così la cornice teleologica e metodologica di questi incontri. Ricordo qui i due concetti fondamentali che guidano la conduzione di queste serate nonché la ratio di un operare verso un’analisi condivisa delle parole che usiamo:
- il lavoro del dis-fare insieme le parole con le quali descriviamo noi stessi e il mondo con il quale e nel quale ci relazioniamo è un operare che non solo un esercizio teorico ma, seguendo la posizione di Salvatore Natoli, ma anche un agire morale. Il dis-fare è quindi un’indagine condivisa volta a svelare il come diciamo alcune parole, quali siano cioè le reti e sacche semantiche alle quali ci riferiamo quando usiamo un termine usuale e abitudinario.
- nel dis-fare le parole, che in Zamarchi riprende il deshacer di Maria Zambrano, operiamo un processo di decostruzione di concetti, immagini e strutture mentali ponendoci in un lavoro continuo di ri-esplorazione e risignificazione dei vissuti e degli eventi.
La parola che abbiamo dis-fatto insieme durante la nostra serata e della cui operazione racconto qui ora in questo articolo è la LIBERTA’.
Iniziamo con tre esempi nei quali questa parola è al centro di un messaggio che assume ogni volta contorni e significati diversi:
- la pubblicità in onda in questi giorni su un nuovo depilatore a luce pulsata: “Scopri la luce pulsata smart di Braun, l’alternativa smart al laser. Goditi due anni libera dai peli e dalla depilazione!”
- il brano di Giulia Mei a X Factor: “Libera, voglio essere libera (..) di non depilarmi per mesi per anni”
- un brano classico della tradizione cantautorale italiana (di sinistra) il brano degli anni 70 di Giorgio Gaber “La libertà” – La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone… La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.”
Non analizziamo in questa sede il contenuto di questi messaggi, né prendiamo in considerazione quanto e come esso impatti la nostra stessa concezione di libertà, definendone confini semantici e/o orientando la nostra opinione, ma concentriamoci sulla forma e sulle caratteristiche della libertà veicolate in questi tre esempi:
- libertà da: detta anche libertà negativa ovvero libertà da impedimenti, assenza di costrizioni o intrusioni. In questa versione della libertà l’individuo si trova nella condizione di poter essere se stesso, fiorire e determinarsi nel momento in cui è libero da qualcosa di esterno o interno che glielo impedisce. libero dalle ansie, dai sintomi del raffreddore, dai peli superflui, etc
- libertà di: detta anche libertà positiva come libertà di agire in sicurezza. La libertà riguarda anche i diritti /doveri civili e politici garantiti dallo Stato. La libertà di votare, di muoversi e spostarsi in sicurezza, libertà di accedere all’istruzione superiore. E’ più spesso associata pertanto a un diritto, acquisito o presunto, che deve essere garantito e protetto, ristabilito, mantenuto e/o conquistato.
- libertà come valore collettivo: la libertà non è tanto una caratteristica dell’io singolo ma si realizza solo nel noi collettivo. Solo quando, seguendo un obiettivo comune buono e razionale, ciascuno vi partecipa responsabilmente, allora si realizza la libertà. Libertà individuale non solo ha confine e limite nella libertà altrui, come ci suggerisce Voltaire, ma ancor di più la libertà individuale può realizzarsi solo nella partecipazione responsabile a uno scopo condiviso. Dall’uomo di natura all’uomo politico e qui forse possiamo trovare una eco del Contratto di JJ Rousseau nel quale la libertà naturale, illimitata e precaria, diviene libertà più solida e stabile nel suo essere civile e politica, garantita dalla Volontà Generale.
Questi tre semplici esempi pongo l’accento sul fatto che esistono molti modi diversi di intendere e di realizzarsi della libertà. La libertà non ha un’unica forma, ma molti modi particolari con i quali si esprime e può essere letta e interpretata.
La parola, univoca nella sua forma sintattica è plurivoca nelle sue espressioni e nel suo significato semantico.
Nella sitcom ” The big bang theory” uno dei personaggi dichiara che
“ Sebbene siamo in un universo determinato ciononostante l’uomo è dotato di libero arbitrio”
Questa frase è emblematica di quella che viene definita posizione compatibilista all’interno della discussione della relazione fra l’esistenza, nel mondo fisico, di leggi deterministiche o dotate di causalità regolare e la possibilità per l’essere umano di mantenere una forma significativa di libertà nelle proprie decisioni. Una forma che è qualcosa di più del “pensarsi liberi” in un mondo di influenze e costrizioni : non si tratta infatti né di ignorare le leggi che ci determinano e limitano o influenzano, né di raccontarsi una realtà diversa, ma di considerare seriamente la possibilità che queste costrizioni e reti non esauriscano le nostre possibilità di azione e di scelta.
Ma COME ? COME , come siamo e/o possiamo essere liberi/e? Importante: con “come” intendiamo qui in quale modo siamo imputabili del nostro agire? In che modo cioè il nostro agire non è interamente costretto da leggi vincolanti?
Come le nostre decisioni mantengono una forma significativa percepita e sentita come espressione del libero arbitrio? Ovvero COME possiamo e/o siamo responsabili del nostro agire?
Per tentare una risposta a questa domanda il concetto di libertà e libero arbitrio al quale dobbiamo rivolgerci non può essere né generico né astratto, poiché a noi interessa la relazione che questo universale ha con noi. Quindi dobbiamo inizialmente far riferimento alla libertà come universale concreto, concetto hegeliano che indica come, affinché una categoria possa dirci qualcosa, è necessario che essa contenga in sé le sue determinazioni, si esprima attraverso forme singolari e si attualizzi in individui singoli.
Ovvero sia un universale che racchiuda il movimento dinamico e dialettico di inclusione del particolare (nel nostro caso le diverse forme di estrinsecazione della libertà) e del singolare (i singoli individui liberi).
Ma come accade questo movimento di inclusione e superamento? Cosa significa nel nostro caso domandarci come possiamo essere liberi confrontandoci con la libertà come universale concreto (ovvero che includa e superi al suo interno le particolari e singolari forme ed espressioni di libertà)? Hegel ci fornisce la risposta: attraverso un processo di emancipazione.
Ma allora la nostra domanda diventa COME si realizza per me l’esperienza della coscienza che si emancipa? Ovvero come divento consapevole dei miei condizionamenti? In che modo quindi li includo e supero senza più esserne soggiogato nella mia scelta libera?
Nel commento di Alenka Zupancic a Kant, nel suo Etica del reale, leggiamo che la dichiarazione di Kant nella Critica della Ragion Pratica secondo la quale le nostre azioni sono tutte determinate da leggi eteronome allora possiamo dire che il soggetto può avere accesso alla libertà solo nel momento in cui riconosce di essere trascinato nel flusso degli eventi, fuori dal suo controllo e potere.
In questo riconoscimento di estraneità e impotenza risiede il come del processo di liberazione ed emancipazione del singolo soggetto.
E ancora possiamo trovare conferma di questo processo in Spinoza secondo il quale la libertà è un processo e non un dato. Un processo che cresce da una parte aumentando la consapevolezza dei miei condizionamenti e dall’altra definendo con chiarezza la gerarchia dei beni maggiormente desiderabili. Come siamo liberi rimanda quindi non a un dato stato o a una qualità che possediamo, ma al processo di liberazione dall’ignoranza e di chiarificazione di ciò che reputiamo razionalmente maggiormente desiderabile. Quindi è un processo di chiarificazione e responsabilità.
Oltre alla filosofia anche le altre discipline, dalla fisica alla sociologia, dall’economia alla psicologica, ciascuna con il proprio focus e con le specifiche differenze concordano, ciascuna dal proprio punti di vista, sul fatto che la libertà non sia un tratto riducibile ai suoi elementi né che sia una caratteristica data quanto un movimento, la risultante di un processo. Potremmo dire che più che essere liberi o pensarci liberi o avere il libero arbitrio ci scopriamo liberi.
Ma come ci scopriamo liberi? Secondo la De Monticelli la domanda sulla libertà è tanto urgente perché dalla libertà discende l’attendibilità della nostra esperienza etica. Ovvero se in una data situazione abbiamo la possibilità di agire diversamente o dobbiamo postulare l’esistenza di qualcosa come la libertà affinché una qualsiasi delle nostre azioni abbia senso e valore. Quindi o siamo in qualche misura liberi o dobbiamo pensarci tali per non finire in un baratro di insensatezza!!
Come agenti personali e non meri agenti naturali (ai quali basta il determinismo) gli esseri umani sono caratterizzati da due elementi:
- da una parte l’esistenza di un’efficacia causale della propria azione (ovvero sapere che ciò che si agisce ha un impatto e conseguenze nella realtà)
- dall’altra la presenza dell’iniziativa, ovvero essere coscientemente il soggetto dell’azione, il chi che vuole agire
Quindi abbiamo la volontà che, in De Monticelli, è il POTERE DI DETERMINARSI A UN’AZIONE.
La libertà giace quindi nella volontà come potere esercitato su di sé rivolto a mettere in atto un’azione inserita in un contesto, azione che non è determinata in moto totale e che è interpretata dall’agente come significativa.
Noi, quindi, non agiamo a caso ma secondo una ragione, seguendo la legge della motivazione, più che della deterministica causalità. Non è tanto il calcolo della concatenazione causale a guidare le nostre azioni ma la significatività delle stesse secondo la nostra motivazione ad agire.
Non è quindi tanto la concatenazione “fatto x succede y che causa z che determina k” che mi porta a scegliere una cosa piuttosto che un’altra, ma “ agisco x in risposta al contesto nel quale mi trovo prendendo posizione, dispiegando la mia intenzione situata seguendo la mia motivazione”.
In ogni nostro agire si manifestano quindi significati non banali ma nei quali siamo in gioco noi stessi, poiché siamo noi che esprimiamo chi siamo nell’azione.
Si tratta forse allora di guardare all’intenzionalità del nostro agire e assumercene la responsabilità, consapevoli delle reti deterministiche nelle quali tutto il nostro agire si svolge e accade.
La libertà che esercitiamo ed esperiamo è una libertà sempre situata (non pensata, immaginata meramente), sempre esercitata e agita da un soggetto che vuole e che è posto all’interno di una rete di possibilità storicamente date– fuori dalla sua volontà- e la cui volontà non è né arbitraria (senza intenzione) né universale (in senso generico e astratto) ma è legata alla struttura di senso, del soggetto, che la determina.
Il fatto che la libertà sia situata e agita all’interno di una rete di possibilità storicamente date ci mostra come noi come soggetto viviamo passivamente in una rete semantica che ci interpella e dalla quale non possiamo prescindere perché è in relazione con noi continuamente: la libertà che si esplica nell’agire (o inazione) allora più che autodeterminazione a partire dal soggetto appare come attività di RISPOSTA.
Ogni volta che siamo chiamati dall’esistenza ad agire liberamente, a prendere una decisione, a prendere posizione, ecco emergere la domanda su cui si innesta e innerva il come del libero arbitrio: che valore ha per me una cosa o un’altra?
E il valore, che afferisce alla mia visione del mondo, è il movente (ovvero muove) del mio agire poiché si manifesta in atti emotivi (importa perché mi coinvolge, mi coinvolge perché è importante, ha valore per me).
Ma allora infine dove e come risiede, si esprime e sperimento la mia libertà?
Ricoeur nella trascrizione di una sua lezione sull’attitudine-persona presenta il particolare comportamento che la persona ha nei confronti del tempo parlando della DURATA. La persona è chi assume un’attitudine verso sé e verso l’altro, la persona è la postura etica con la quale definiamo la nostra identità e il nostro ruolo nel mondo e si esprime temporalmente non nell’istantaneità puntiforme e passeggera ma nella fedeltà alla direzione scelta. Una coerenza che ci ancora al di fuori di noi e si esprime in un orizzonte temporale duraturo.
La libertà allora appare come piena adesione della persona intera a quello che intenzionalmente fa, quindi un’adesione a ciò che si è liberamente vincolati a fare durativamente e con coerenza.